Depressione

La depressione, in ottica strategica, non viene concepita come una malattia, ma come una forma di disagio molto sofferta che si manifesta con molti volti, tutti accomunati da uno stesso atteggiamento comune: la rinuncia.

Oltre alla rinuncia, altre due tentate soluzioni molto usuali da parte delle persone depresse, contribuiscono a mantenere e a far peggiorare la situazione problematica:

  • delegare, quando possibile, ad altri lo svolgimento delle proprie attività, o pretendere che gli altri le assolvano adducendo come alibi il proprio stato;
  • lamentarsi continuamente della condizione di sofferenza, o, al contrario, chiudersi nel silenzio più assoluto.

Questo disturbo è caratterizzato da una sofferenza che permea l’intera persona e che si manifesta con sintomi spesso anche fisici, quali rallentamento motorio o perdita dell’appetito, e per questo si differenzia dall’afflizione sperimentata in certi periodi della vita.

In generale chi è depresso presenta un profondo disagio, si sente vuoto e non più capace di gioire o di provare qualsiasi sentimento ed emozione. Il dolore, la tristezza, la perdita di interesse portano la persona all’incapacità di apprezzare anche le cose che invece prima rendevano felici.

Il malessere diffuso, il continuo stato d’animo pessimista, contribuiscono alla sensazione di essere intrappolati in un tunnel senza via d’uscita, e capita che l’unica via di fuga sembri essere la morte.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la depressione è una delle malattie più diffuse e invalidanti al mondo, e purtroppo non sempre viene riconosciuta o curata per tempo, rendendo la sua intensità ancora più grave.

Può perfino capitare che venga sottovalutata, in particolare se colpisce in giovane età, quando l’irritabilità e l’irrequietezza tipici dell’adolescente depresso vengono malamente interpretati o peggio trascurati.

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